Tobia e Sara

La preghiera di Tobia e Sara è l’unica preghiera riguardante una coppia presen¬te nella Sacra Scrittura, compreso il Nuovo Testamento. Tobia e Sara, co¬me ogni altra coppia di credenti, si sposano alla luce di un disegno divino scritto nell'opera stessa della crea¬zione. Tobia e Sara stabiliscono il loro matrimonio sul progetto di Dio descritto nel libro della Genesi. Essi riconoscono che la loro storia d’amore è conforme al progetto che Dio ha su di loro; ciò significa che la vita di coppia si fonda sulla parola di Dio, letta e meditata insieme. È alla luce di questa Parola che la coppia è in grado di scoprire la propria identità più profonda e la propria vocazione. La coppia è dono reciproco perché a sua volta la coppia è la realizzazione di un dono più grande: l’Amore di Dio. Sarà proprio la consapevolezza di questo amore “forte come la morte” (Ct 8,6) che farà trionfare la vita. Sono consapevoli che il male li minaccia ed è pronto a colpirli, pronto a distruggere la loro unione e la loro vita di coppia. Ma per respingere quel male bisogna impedire allo spirito maligno che penetri dentro di loro; sanno che è inutile tormentarsi l’anima se non scendono nel profondo del loro essere aprendosi totalmente, nell’unità dei due, al Dio vivo. Azaria-Raffaele dà al giovane Tobia in tutto il suo viaggio vari consigli su come liberarsi dall’azione dello spirito maligno che si cela sotto il nome di Asmodeo che aveva provocato la morte dei sette uomini ai quali Sara in precedenza era stata data in moglie. Asmodeo è il segno che la coppia non può reggersi unicamente sul desiderio dell’altro, o peggio, del corpo dell’altro, desiderio sottile ed insistente, che si insinua anche là dove sembrerebbe esserci soltanto amore. A ogni coppia è chiesto di essere il segno dell’amore di Dio che ha origine con la storia stessa dell’umanità. Ogni coppia attraverso la vita coniugale e familiare parla al mondo dell’amore di Dio per l’uomo che, fin dalle origini, proprio nella coppia si è per primo manifestato. Non per “passione” ma con “verità”: non basta il sentimento per far nascere l’amore. Il rischio dell’egoismo è sempre in agguato nelle cose umane e, come tutti ben sanno, non è certo assente nella vita di coppia. Tobia e Sara riconoscono che il loro amore si fonda sulla “verità”; verità che è il rispetto dell’altro nella sua alterità, il dono che io faccio di me stesso all’altro, il dono che prima di tutto ciascuno di noi due ha ricevuto da Dio. La preghiera è così un atto di fiducia attraverso il quale la coppia è in grado di rinnovare, giorno dopo giorno, il suo “si” iniziale. La preghiera di Tobia e Sara termina con una prospettiva a lungo termine: “Dègnati di aver misericordia… e di farci giungere insieme alla vecchiaia”(8,7). Essi si esprimono non solo con le parole della Bibbia, ma anche attraverso ciò che riempie pienamente i loro cuori. Insieme sino alla vecchiaia e alla morte, non per loro merito, ma ancora una volta per dono di Dio al quale, con la loro preghiera, chiedono di saper rispondere attraverso quell’”Amen” conclusivo che è il segno della loro volontà di vivere quanto nella preghiera hanno chiesto. Modificato da: http://www.famigliaviva.it/index.html



Il libro di Tobia, ambientato nel VII secolo a.C., narra la storia di una famiglia ebraica della tribù di Neftali, deportata a Ninive, composta dal padre, Tobi, dalla madre Anna e dal figlio Tobia. Quest’ultimo è il ritratto dell’uomo “giusto” che è tale e sa di esserlo davanti a Dio. Condotto prigioniero in Assiria nella deportazione delle tribù del regno di Israele nel 722 a.C., il pio israelita Tobi, fedele a Dio fin dalla giovinezza, si prodiga ad alleviare le pene dei suoi connazionali in esilio (i primi due capitoli e mezzo sono narrati in prima persona). Nel corso delle varie vicende perde il suo patrimonio, e, in seguito ad un atto di carità, anche la vista. Egli eleva quindi la sua preghiera a Dio. Sentendo approssimarsi la propria fine, manda il figlio Tobia nella Media presso un parente, Gabael, a riscuotere dieci talenti d'oro lasciatigli in deposito. Cercando una guida per il cammino, incontra un connazionale che si offre di accompagnarlo, conoscendo bene la strada: in realtà, si tratta dell'arcangelo Raffaele, mandato da Dio ad alleviare le sofferenze di Tobia, sotto mentite spoglie. Durante il viaggio Tobia, ad Ecbatana, sposa Sara, figlia del parente Raguele, liberandola dal demone Asmodeo che uccideva tutti gli uomini che avevano provato a sposarla, grazie alle indicazioni di Raffaele, il quale poi provvede, dopo un titanico combattimento, a legare il demone ad una montagna. Sempre grazie ad un consiglio di Raffaele, Tobia spalma sugli occhi del padre Tobi il fiele di un pesce pescato durante il viaggio, facendogli così recuperare la vista. Solo alla fine del libro Raffaele si fa riconoscere dai due. http://ggvezzano.blogspot.com/2008/07/storia-di-tobia.html
 
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