Santa Pasqua 2020: Lettera del presbiterio di San Cipriano ai suoi parrocchiani

Carissimi parrocchiani, siamo ormai quasi giunti al cuore dell’anno liturgico. Domenica prossima è la “Domenica delle Palme” ed ecco sopraggiungere la “settimana Santa” con il Triduo e la grande Veglia – la Veglia delle Veglie…

Quanti ricordi, quanti momenti intensi vissuti insieme, ricchi di frutti di conversione e di amore al Signore Crocifisso e Risorto. Ma quest’anno è diverso, sorprendente nella sua anomalia: non potremo pregare, cantare, adorare in assemblea, ci sarà precluso il partecipare alla bellezza insita nella profonda condivisione dei Riti Pasquali.

In questo difficile momento storico, che sembra volerci rubare la speranza, viene spontaneo attendersi dai propri “pastori” una parola di conforto. Il Santo Padre e il Suo Vicario, il Cardinal De Donatis, ispirati dalla grazia, hanno saputo ben accompagnare ed incoraggiare tutto il popolo di Dio e probabilmente anche chi non vi si riconosce.

Ma sento che tra voi serpeggia il desiderio di qualche mia riflessione: un modo di farvi sentire che pure il vostro parroco insieme con il suo presbiterio è spiritualmente vicino a ciascuno di voi.

Mai come in questa Quaresima siamo stati toccati in pienezza dal Deserto, suo primo “luogo teologico”. Ne abbiamo sentito il peso, sovrastati dal silenzio, dalla solitudine, dalla morte…

Forse stiamo sperimentando, non solo come aspetto culturale, i quaranta giorni del Deserto, uno dei “misteri” nella vita terrena di Nostro Signore Gesù Cristo. Vissuti in modo differente dai Quarant’anni di Israele! Popolo in “mormorazione”, nel rimpianto, in ribellione, che fallisce come un arco allentato, incapace di comprendere le misteriose vie di Dio… Non sa fidarsi di Dio, ha bisogno di toccarlo, di vederlo, di “capirlo”. E costruisce un vitello d’oro…. Quello sì che si vede, si tocca, si capisce.

Ma solo Israele non capisce? Noi invece comprendiamo questo nostro deserto? O anche il nostro è un “arco allentato”? Vedere, sentire… ridursi a toccare i tanti strumenti tecnologici, per compensare i nostri vuoti affettivi. Bello, no?

Quando stiamo, invece, con Colui che è solo, nudo, vilipeso su una Croce, fra malfattori, reputati “degni compari” di sventura? Quando mai riusciamo a stare solo a solo?  Come il Papa, solo, in una piazza deserta, sotto una pioggia amara, portando il peso, con il Suo Signore, del peccato di questa nostra umanità, che non capisce, che non sa, che preferisce non comprendere.

In tutto ciò che delinea una sconfitta per noi, come per l’Israele di Dio, ecco viene il Signore che vince per tutti gli uomini, ora e sempre, perché ama i suoi Figli con ogni Bontà e Consolazione. E questa Sua vittoria diventa la nostra vittoria.

“Io completo nella mia carne quel che manca ai patimenti di Cristo a favore della Sua Chiesa”. Così dice San Paolo, apostolo delle genti. Forse anche per noi, in qualche modo, potrà esserci un partecipare alle Sue sofferenze, per contribuire alla salvezza di questa nostra generazione?

Santa Teresa d’Ávila, nei suoi scritti spirituali parla della “scarnificazione del sensibile”. Nei suoi lunghi anni vissuti in una notte oscura, senza alcun affetto sensibile verso l’Amato, verso Colui che le aveva rapito il cuore e l’anima, non viene meno la fede di Teresa. E, alla fine della sua vita terrena raggiunge l’apice dell’esperienza mistica, nel “Matrimonio Spirituale”, proprio perché non aveva preteso di capire tutto. Aveva compreso che il suo Sposo Divino le chiedeva di custodire gelosamente l’unico rapporto vero… Quello con Gesù Cristo… “Solo a sola”.

E allora si comprende San Paolo che volle predicare solo “Cristo e Cristo Crocifisso”, scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani, ma per quanti siamo chiamati (gratuitamente e immeritatamente) alla salvezza, Sapienza di Dio e Potenza di Dio.

Se facciamo tesoro di queste esperienze, possiamo accogliere la proposta della Chiesa, riscoprendo la celebrazione familiare. Dalla notte in cui lo sterminatore colpì l’Egitto con l’ultima e la più dolorosa delle piaghe, dopo l’uscita verso il deserto e poi verso la Terra Santa, il popolo dell’Alleanza compie la celebrazione familiare della Pasqua Ebraica, così noi quest’anno possiamo vivere in famiglia questo prezioso momento, Risorgendo in Cristo.

Se riconosciamo con umiltà che non siamo capaci di conoscere e controllare tutto, possiamo accettare la nostra fragilità, l’essere piccoli e per questo grandi agli occhi di Dio: stare in preghiera nella tanto vilipesa famiglia, ci rende liberi e capaci di costruire una famiglia di famiglie, un mondo, una storia secondo la volontà del Padre.

Buona Celebrazione

Don Mario                 Don Dario                Don Rodrigo                  Don Lopito